Lo strumento più potente dell’essere umano

Comunicare, per capire e prendere decisioni che condizionano la nostra vita

Se vogliamo metterci in connessione con gli altri, se ne abbiamo veramente voglia, dobbiamo ascoltare e osservare cosa ci viene detto e soprattutto, come ci viene detto. Il “come” è spesso più importante del “cosa” e questo succede perché il nostro inconscio fa molta fatica a trattenere le emozioni che proviamo e quindi, finiamo inevitabilmente per trasferirle ai nostri interlocutori. Basta osservare scenette domestiche per capire che le cose stanno proprio così. Cosa ci da fastidio di più quello che ci viene detto o i modi? Ovviamente i modi, solo che non tutti ne siamo pienamente consapevoli. Se qualcuno dice qualcosa in modo anche vagamente sgradevole, sotto sotto c’é qualcosa che cova; quella persona ha qualche sassolino nella scarpa e non lo dice in modo esplicito. Però ce lo fa capire.

Ecco perché, secondo me, la comunicazione è una giostra, c’è da divertirsi ad osservare e ad ascoltare.

Non è semplice dire, in poche parole, perché sono affascinato dalla comunicazione, non vorrei prostituire il tema con maldestre sintesi, per spiegare cose che normalmente si acquisiscono con percorsi lunghi e che s’incrociano con vicende personali.

In home page ho spiegato perché sono affascinato dalla PNL partendo dalla citazione di un cartone; la PNL è un modello di comunicazione come ce ne sono altri e fra l’altro, molti di essi prendono in prestito diversi concetti dalla filosofia. Il modo di comunicare con noi stessi e con gli altre, condiziona la maggior parte dei risultati che otteniamo nella vita (qualcuno dice tutti) e quindi, condiziona la qualità della nostra vita.

Provo a spiegare che impatto può avere la comunicazione nelle nostre vite usando una citazione che ha me piace molto di Leo Buscaglia presa dal suo best sellers “Vivere, amare, capirsi”.

Recentemente abbiamo avuto un terremoto piuttosto forte a los Angeles, e la mia casa ne ha risentito parecchio. Il soffitto del soggiorno è crollato e il caminetto è caduto. Eravao rimasti senz’acqua, e cosi via. Di colpo, questo ci ha insegnato il non-valore delle cose; ci ha mostrato ancora una volta che le cose erano stupide, e che avevamo soltanto noi stessi. Sono uscito di casa, e tutto mi crollava intorno. Era l’alba, e c’era una striatura di luce che spuntava nel cielo. Ho un grande pesco, dietro casa. Ebbene, era là, fiorito come niente fosse. E all’improvviso, in un attimo, ho capito.  “Sai questo mondo bellissimo continuerà con o senza senza di te. “

Valeva la pena che venisse il terremoto, per ricordarmelo. I filosofi e gli psicologi ce lo ripetono da anni. “Tu non hai altro che te stesso. Perciò devi diventare la persona più bella, tenera, meravigliosa, fantastica del mondo. E allora sopravviverai sempre.”

Ricordate la Medea della tragedia greca? Quando tutto è perduto e l’oracolo chiede: “Medea, che resta? Tutto è distrutto, tutto è finito?”

E Medea risponde: “che resta? Resto io!”

In questo passaggio, secondo me, c’è il senso della vita. Quanta energia occupiamo a gestire cose che abbiamo intorno a noi? Quanto tempo queste cose tolgono a quello che veramente è importante per noi? Quanto spazio dedichiamo alle persone che amiamo? Quante volte abbiamo rimandato e non ci siamo tolti quel sassolino dalla scarpa? Tutta energia sprecata che permette alla negatività di prendere possesso della nostra vita troppo spesso.

Quanti di noi sono consapevoli di questo incastro? Forse ogni tanto dovremmo fermarci, respirare, guardarci intorno e dedicare il maggior tempo possibile a quello che veramente conta nella nostra vita.