Che la comunicazione sia ormai strumentalizzata in modo fazioso è sotto gli occhi di tutti. La storia la scrivono i vincitori, è sempre stato così. E anche quando il vincitore diventa vinto, l’inerzia è lunga e la resistenza al cambiamento è fortissima. Siamo stati abituati alla comunicazione che “deve” demonizzare l’altra parte, e il modo migliore per demonizzare è usare slogan facili e memorabili, perché pare che gli italiani abbiano poca voglia di approfondire e sembra che si accontentino di una sintesi già cotta e pronta, tanto non sarà messa in discussione.

Fra i tanti slogan lanciati dall’establishment italiano e anche europeo c’è: populista. Anzi, adesso hanno creato la versione 2.0: populista sovranista. Ma voglio farla facile e concentrarmi su populista. A populista sono stati associati i peggiori valori. I populisti sono coloro che porteranno nazioni alla catastrofe.

Ma chi sono i populisti, in Italia? Più del 50% di persone che hanno lanciando un urlo di aiuto, perché la politica si è allontanata dalla vita reale. Possibile che più del 50% degli italiani si siano bevuti il cervello? Secondo me no. E’ perlomeno improbabile, sono troppi. Chi etichetta gli altri, quelli sbagliati, come populisti, commette, un grande errore. Mette in evidenza la distanza e la diversità, ammette che i populisti “esistono”. E nel momento che si ammette che esistono i populisti, si accetta l’idea che un qualche motivo ci debba essere, per la loro esistenza.

Certo, perché le persone, quelle che per pigrizia vanno alla sintesi, dicono: cavolo, in Italia è pieno di populisti, cosa sta succedendo? E magari molti di loro vanno su Google per cercare di capire cosa sia un populista. Ovviamente la prima riga di Google riporta la definizione di wikipedia: l populismo è un atteggiamento culturale e politico che esalta genericamente il popolo, sulla base di principi e programmi ispirati a una visione demagogica del socialismo[1]. Il populismo può essere sia democratico e costituzionale, sia autoritario. Nella sua variante conservatrice è spesso detto populismo di destra.

Così, visto che nella definizione di populismo, c’è la sintesi della storia dei movimenti degli ultimi 100 anni, i lettori imparano che ci sono ottimi motivi che giustificano l’esistenza dei populisti.

Se si attacca a una persona un’identità, c’è il rischio, per coerenza a quella presunta identità, che quella persona rinforzi i comportamenti definiti a torto “sbagliati”.

Le precedenti classi politiche avevano l‘abitudine di non dare un nome all’avversario, per non rinforzare la sua identità. Come dire, se non gli dai un nome non ne riconosci l’esistenza. Forse l’establishment ha la memoria corta e si dimentica le regole essenziali della comunicazione. Vi prego, lasciate stare i populisti. Ci servono meno slogan e più fatti anche perché, sempre secondo me, gli italiani sono meno fessi di quello che vogliono farci credere.